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giovedì, 22 maggio 2008

Appello: I media rispettino il popolo rom

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione. Siamo rimasti molto impressionati per i toni e i contenuti di molti servizi giornalistici, riguardanti specialmente il popolo rom. Troppo spesso nei titoli, negli articoli, nei servizi i rom in quanto tali - come popolo - sono stati indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, fonte di problemi per la nostra società.

Purtroppo l'enfasi e le distorsioni di questo ultimo periodo sono solo l'epilogo di un processo che va avanti da anni, con il mondo dell'informazione e la politica inclini a offrire un caprio espiatorio al malessere italiano.

Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti a un intero popolo; vecchi e assurdi stereotipi sono stati riproposti senza alcuno spirito critico e senza un'analisi reale dei fatti. Il popolo rom è storicamente soggetto, in tutta Europa, a discriminazione ed emarginazione, e il nostro paese è stato più volte criticato dagli organismi internazionali per la sua incapacità di tutelare la minoranza rom e di garantire a tutti i diritti civili sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.

Siamo molto preoccupati, perché i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia sia verso i rom sia verso gli stranieri residenti nel nostro paese. Alcuni lo stanno già facendo, a volte con modalità inquietanti che evocano le prime pagine dei quotidiani italiani degli anni Trenta, quando si costruiva il "nemico" - ebrei, zingari, dissidenti - preparando il terreno culturale che ha permesso le leggi razziali del 1938 e l'uccisione di centinaia di migliaia di rom nei campi di sterminio nazisti.

Invitiamo i colleghi giornalisti allo scrupoloso rispetto delle regole deontologiche e alla massima attenzione affinché non si ripetano episodi di discriminazione. Chiediamo all'Ordine dei giornalisti di rivolgere un analogo invito a tutta la categoria. Ai cittadini ricordiamo l'opportunità di segnalare alle redazioni e all'Ordine dei giornalisti ogni caso di xenofobia, discriminazione, incitamento all'odio razziale riscontrato nei media.

22 maggio 2008 (per aderire: http://www.giornalismi.info/mediarom/

Promotori:
Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (3803906573)
Beatrice Montini, giornalista Firenze (3391618039)
Zenone Sovilla, giornalista Trento (3479305530)


Primi firmatari:
Massimo Alberizzi, giornalista Milano
Checchino Antonini, giornalista Roma
Paolo Barnard, giornalista Bologna
Emanuele Chesi, giornalista Forlì
Riccardo Chiari, giornalista Firenze
Maurizio Chierici, giornalista Parma
Domenico Coviello, giornalista Firenze
Manuela D'argenio, giornalista
Toni De Marchi, giornalista, Roma
Monica Di Sisto, giornalista Roma
Amelia Esposito, giornalista Bologna
Paolo Finzi, Milano
Miriam Giovanzana, giornalista Milano
Domenico Guarino, giornalista Firenze
Carlo Gubitosa, giornalista Taranto
Gabriela Jacomella, giornalista Milano
Claudio Jampaglia, giornalista Roma
Cristiano Lucchi, giornalista Firenze
Alessandro Mantovani, giornalista Bologna
Martino Mazzonis, giornalista Roma
Giulio Montenero, giornalista Trieste
Jason Nardi, mediattivista Firenze
Alfio Nicotra, giornalista Roma
Pino Nicotri, giornalista Milano
Silvia Ognibene, giornalista Firenze
Arianna Parsi, giornalista
Eva Pedrelli, giornalista, Thailandia
Raffaele Palumbo, giornalista Firenze
Sandro Pintus, giornalista Firenze
Pietro Raitano, giornalista Milano
Emiliano Sbaraglia, giornalista Roma
Sabrina Sganga, giornalista Firenze
Cecilia Stefani, giornalista Firenze
Elena Tebano, giornalista Milano
Duccio Tronci, giornalista Firenze
Paola Trotta, Milano
Pietro Vaccari, blogger
Gabriele Vannini, Firenze
Raf Valvola, mediattivista Milano

postato da: guadagnucci1 alle ore 12:37 | link | commenti
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mercoledì, 30 gennaio 2008

Dopo il congresso, incontro pubblico lunedì 4 febbraio

 Senza Bavaglio Toscana organizza

Lunedì 4 febbraio, ore 21*
*Casa del Popolo XXV aprile, via del Bronzino 117, Firenze*


sul tema

*"Dopo il congresso Fnsi: a chi serve il sindacato?
Contratto, tutele, partecipazione, il caso Toscana: facciamo il punto"*.


Il congresso nazionale Fnsi è passato, ma è cambiato qualcosa? Qualisono le prospettive per il contratto? Che cosa si profila per i
precari, i freelance, per le aspettative dei tanti giornalisti privi
di tutele? E che sta accadendo in Toscana?


Senza Bavaglio Toscana, che ha partecipato al congresso nazionale con
un proprio delegato, promuove una serata di discussione per fare il
punto sulla situazione della professione e del sindacato. Immaginiamo
una riunione aperta a tutti, iscritti e non iscritti, con l'intento di portare alla
luce i bisogni e le attese della categoria.


Vorremmo cominciare così una riflessione sui temi strettamente
sindacali e anche sulle motivazioni etiche e culturali di una
professione che attraversa una fase di crisi e deve ritrovare la sua
ragione d'essere.

Interverranno:
Lucia Zambelli - Delegato di Senza Bavaglio al Congresso Nazionale Fnsi
Stefano Tesi - Candidato di Senza Bavaglio per il Consiglio dell'Inpgi 2
Lorenzo Guadagnucci - Senza Bavaglio


postato da: guadagnucci1 alle ore 19:38 | link | commenti
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giovedì, 06 dicembre 2007

Una professione impoverita

Lucia ZambelliHo i capelli bianchi, ma questa è la mia prima volta a un congresso Fnsi.  Quindi, malgrado la non più tenera età, l’approccio è quello della neofita.  E forse il mio intervento potrà essere considerato da molti un po’ naif. 

In 25 anni ho attraversato questa professione in maniera forse anomala, ma  facendo esperienza in molti tipi di media: carta stampata – testate piccole,  medie e grandi – web, uffici stampa. Non vi preoccupate, non voglio  infliggervi il racconto della mia storia professionale. Solo per dire che le  tante esperienze che ho fatto mi mettono davanti agli occhi – come è  lampante davanti agli occhi di tutti – il declino, il deterioramento, la  dequalificazione, l’impoverimento di questa professione

Sette anni fa, a Kataweb, ho seguito un corso di giornalismo televisivo. Il  docente era un giornalista americano, che il primo giorno aveva tappezzato  l’aula con cartelli con frasi più o meno a effetto. Uno di questi diceva: If  your mother says I love you, check it out. Se tua madre dice "ti voglio  bene", verificalo. Chiaramente, un paradosso. Che però voleva dire che il  giornalista deve sempre verificare qualsiasi notizia, anche la più ovvia e  apparentemente inequivocabile. Una regola semplice, elementare, fondamentale  di questa professione. Che però viene dimenticata e ignorata sempre più  spesso. Solo un piccolo esempio. 

 Un paio di settimane fa, a Firenze, Ansa, molti quotidiani e anche il Tg  regionale, hanno dato la notizia che davanti al Michelangelo, il liceo  classico più frequentato di Firenze, era comparso uno striscione con la  stella delle Br. Non era vero niente. Lo striscione c’era, era della Rete  dei collettivi degli studenti, chiamava alla manifestazione di Genova del 17  novembre. C’era la scritta "A Genova non per odio ma per dignità". Accanto,  due piccoli asterischi blu. Che una pattuglia dei carabinieri che passava lì  davanti aveva scambiato per la stella Br.  E tutti gli organi di informazione (tranne uno) avevano riportato la notizia  che la stella c’era. Nessuno (tranne uno, appunto) che si fosse preso la  briga di andare a verificare, e raccontare come erano andate davvero le  cose. 

Questo è solo un piccolo esempio. Potremmo star qui ore e ore a  raccontarcene di simili, anche ben più gravi e clamorosi. Perché – ne siamo  tutti consapevoli – il giornalismo che facciamo è un giornalismo di qualità  sempre più scadente, un giornalismo sempre più "seduto", in senso letterale  e in senso figurato, fatto sempre di più di un bieco copia e incolla, un  giornalismo non onesto, un giornalismo sempre più addomesticato, sempre più  marchettaro, sempre più colluso.

Un giornalismo che viene meno al suo primo  dovere, che è quello di informare la gente, di raccontargli la verità,  dirgli le cose come stanno, i fatti come accadono.  I motivi di questo decadimento sono tanti. Li conosciamo, sono stati  ricordati più volte anche qui al congresso. Le condizioni di lavoro sempre  più punitive e mortificanti cui ci costringono gli editori, la necessità di  fare sempre più in fretta e quindi l’impossibilità di verificare,  approfondire sempre tutte le notizie, il ricorso sempre più massiccio a  precari e stagisti, e il loro sfruttamento selvaggio, gli intrecci sempre  più inestricabili tra giornalismo e politica, giornalismo e industria,  giornalismo e…. 

Tutto questo è stato detto, a più riprese e in più modi, qui a questo  congresso. Invece secondo me in questa sala non si sono sentite abbastanza  parole – e concetti – come passione, etica, deontologia professionale,  coscienza civile, lealtà. Che poi sono i principi che dovrebbero ispirare e  guidare la nostra professione e che invece latitano sempre di più.  Vi confesso che sempre più spesso mi succede di sentirmi a disagio in questa  professione, qualche volta – e lo dico davvero con il cuore stretto stretto  – perfino di vergognarmi. Ecco, io vorrei ritrovare, e che tutti noi insieme  ritrovassimo, prima che sia troppo tardi, tutto l’orgoglio di appartenere a  questa categoria. E soprattutto vorrei che questo orgoglio lo facessimo  ritrovare intatto a tutti i giovani che si avvicinano a questa professione,  bella e difficile – se si vuole farla bene -, e che saranno i giornalisti di  domani.

Lucia Zambelli
Delegata al XXV congresso FNSI
Senza Bavaglio Toscana


postato da: guadagnucci1 alle ore 20:37 | link | commenti
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mercoledì, 05 dicembre 2007

Già dimenticati gli uffici stampa?

 La battaglia per il rinnovo del contratto giornalistico perde per strada gli uffici stampa. Stando alle notizie che arrivano dalla Puglia, la linea del sindacato per lo scontro finale con gli editori sembra disposta a sacrificare alcune tutele, quelle meno corporativizzate e quindi più semplici da scaricare. Rientra, in queste, la tutela economica dei giornalisti addetti alle relazioni con la stampa per conto di enti pubblici e privati, uno tra i comparti maggiormente cresciuti negli ultimi dieci anni; eppure, a tutt'oggi, considerato perlopiù solo in linea di principio nelle azioni del sindacato. Prova ne sono gli scarsissimi risultati in termini di riconoscimento anche solo formale, se non economico, della professionalità degli uffici stampa da parte dell'Ordine dei giornalisti.

Un riconoscimento che è rimasto poco più di un lodevole proposito, nonostante che in questi anni sia cresciuto non solo il ricorso a veline e comunicati da parte delle redazioni, per la composizione di pagine, gr o tg; ma anche a fronte del crescente numero di persone che hanno scelto questa tipologia di lavoro, per necessità e/o convinzione, facendo proprie le indicazioni deontologiche dettate in materia proprio dall'Ordine. I giornali italiani sono ricchi di redattori che, sotto la divisa del bravo professionista, ogni mattina indossano la camicia dell'addetto-stampa criptato, per conto di soggetti che spesso finiscono tra le loro aperture o pezzi di spalla. Comportamenti tutt'altro che aderenti ai principi dell'Ordine, il quale tuttavia è rimasto ben lontano dal praticare una incisiva azione repressiva nei loro confronti.

Becchi e bastonati, gli addetti stampa “in chiaro” attendono invano da anni l'attivazione di meccanismi realmente premianti della loro professionalità, quando essa esista. Un percorso che era sembrato in fase d'avvio, alcuni anni fa, quando l'Ordine decise di istituire un meccanismo di accesso all'elenco dei Pubblicisti anche dal settore degli uffici stampa, in parallelo al consolidato percorso legato alla pubblicazione di articoli. La logica avrebbe voluto che di lì a poco vedesse la luce una strada parallela anche per la fase successiva, ovvero per il passaggio dall'elenco pubblicisti a quello dei professionisti: lo scenario di fine 2007 evidenzia un atteggiamento di retromarcia sull'attuazione della prima fase, dettato da una “stretta” sul riconoscimento dei requisiti; ma soprattutto, a tutt'oggi siamo ancora allo zero assoluto nell'attuazione della fase B, ovvero per l’accesso al praticantato; e così ancora sarà forse per l'eterno, visti anche i segnali che in materia rimanda la Fnsi.

Dopotutto, per un addetto stampa la soluzione esiste. Trovare una testata “di comodo”, strizzare l'occhio (se basta quello) ad un direttore consenziente e ad un altro professionista prestanome, simulare un flusso di corrispettivi e farsi siglare un po' di articoli: ed ecco, forse, il praticantato (fittizio) d'ufficio. Poco importa se in realtà quell'addetto/a stampa ha prodotto migliaia di comunicati stampa all'anno, se ha risposto ad interviste e preparato pezzi su misura per le esigenze di redattori, se ha allestito decine di conferenza stampa con relative cartelle e recalls, rassegne stampa newsletter house organ e magari dossier su argomenti specifici, attinti a piene mani anche da testate nazionali.

Tutto questo non è professionalità giornalistica, o forse lo è solo sulla carta: quella di un Ordine (e di un sindacato, se non addirittura di una professione) di giorno in giorno sempre più avulso dalla realtà dei fatti.

Qualcuno vuol provare a dimostrare il contrario?


Massimo Sollazzini - Senza Bavaglio Toscana


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martedì, 04 dicembre 2007

Scatti, qualifiche, referendum

Proponiamo questo intervento, di riflessione sugli esiti del congresso, scritto da Giorgia Cardini, delegata trentina di Senza Bavaglio

Ci sono tre decisioni, prese giovedì scorso dal XXV Congresso Nazionale della Fnsi, che vale la pena di approfondire.

Il contratto? Ricomincia dagli scatti

La voce girava già da tempo, tra i Cdr e nelle aziende. Che nella Fnsi ci fosse un fronte largo disposto a rimettere in discussione una delle poche certezze rimaste ai giornalisti senza qualifiche e ai giovani, ossia gli scatti di anzianità, era cosa nota. Arrivati al congresso, è stata una certezza. Già martedì, nel suo discorso di commiato, Paolo Serventi Longhi ha fatto esplicito riferimento alla necessità di riscrivere il contratto superando alcune rigidità ormai non più al passo coi tempi. Molti dei delegati presenti hanno subito capito a cosa si alludeva.

Giovedì scorso, prima di iniziare a votare per eleggere i nuovi consiglieri e il nuovo segretario, parte della minoranza - fiutata l'aria - ha chiesto che la nuova giunta esecutiva e il consiglio si impegnassero a "mantenere gli scatti di anzianità in percentuale sia per i giornalisti già contrattualizzati, sia per i nuovi assunti”. La maggioranza ha presentato immediatamente un emendamento a tale mozione (approvato), in cui conferma l'impegno "a difendere gli automatismi" (già ex scatti, dunque?), ma "nell'ambito di una complessiva definizione contrattuale che garantisca la progressione professionale e retributiva dei giornalisti”.

Questo il testo integrale approvato alla fine con 192 sì, 44 no e 37 astenuti: "Il XXV Congresso Nazionale della Stampa Italiana, riunito a Castellaneta Marina dal 26 al 30 novembre, in considerazione della difficile vertenza contrattuale, della riduzione reale delle retribuzioni, e dell’equilibrio finanziario necessario a garantire nel tempo le prestazioni di Inpgi e Casagit, impegna i vertici federali a difendere gli automatismi economici nell’ambito di una complessiva definizione contrattuale che garantisca la progressione professionale e retributiva dei giornalisti. Il congresso altresì impegna la nuova dirigenza federale ad affrontare con coerenza questo tema con gli editori senza accettare pregiudiziali".

Parrebbe la stessa cosa ma evidentemente non lo è, se su questo tema si sono registrati sei interventi pro e contro: difficile che gli scatti siano cancellati, è probabile che gli stessi siano ridisegnati (ridotti dal 6 al 4%? diluiti nel tempo, da 24 a 30 mesi?) a favore di altre voci contrattuali meno rigide, dando così agli editori ciò che chiedono da anni ("meno costi fissi, please"); oppure, che vengano ridotti come numero (ricordate? gli editori ne chiedevano al massimo 7 invece dei 15 attuali), bloccandoli per i colleghi più anziani a favore di quelli più giovani. O forse sarà viceversa, proseguendo sulla scellerata strada dei doppi e tripli scalini, che fa sì che oggi un praticante (ormai mediamente oltre i 30 anni) guadagni al netto meno di 1000 euro e che passino 5 anni prima che abbia uno stipendio decente?

E le qualifiche? E' tutto da vedere, ma certo sarebbe stato più tranquillizzante sentire parlare, invece che di scatti, della possibilità di rivedere il sistema delle qualifiche professionali che fa sì che solo in Italia, anche chi ha smesso da anni di fare il caposervizio, il caporedattore o l'inviato, continui a percepire gli stessi emolumenti, per di più accresciuti dai rinnovi contrattuali e dagli scatti che ora vengono rimessi in discussione. Un peso, quello delle qualifiche non corrispondenti alle mansioni svolte, del tutto reale: perché induce editori e direttori a non promuovere più nessuno, pesando dunque ancora una volta soprattutto sui colleghi meno anziani.

Ma di qualifiche, una giunta esecutiva e un consiglio nazionale composto per lo più da graduati, naturalmente non ha mai parlato. Certo, con questi industriali che chiamare editori è un complimento, c'è il legittimo timore di punizioni ad personam contro capiservizio e capiredattori non esattamente in linea con il direttore-manager di turno. Ma un rafforzamento del sistema delle tutele sindacali e una legge anti mobbing potrebbero apporre dei correttivi adeguati a scelte (di promozione come di rimozione) dettate da logiche che nulla hanno a che fare con il giornalismo e l'efficienza.

Referendum: non per tutti. Ma quando?

C'è però da dire che la maggioranza si è resa perfettamente conto che non si poteva parlare di un tema così delicato come gli scatti senza sollevare le riserve di moltissimi delegati presenti, non solo di minoranza. Dunque, con larghissimo consenso, subito dopo la mozione sugli scatti ne è stata approvata un'altra (anche questa emendata) che impegna la giunta esecutiva ad indire il referendum sulla bozza di ipotesi definitiva di accordo relativa al contratto. Piccolo giallo rimasto per ora insoluto: nel pieno della discussione, Roberto Natale e Massimo Alberizzi si sono avvicinati al tavolo della presidenza per correggere la mozione presentata ancora una volta dalle minoranze, declinando al plurale la consultazione proposta solo per il contratto Fnsi-Fieg.

 I due colleghi hanno concordato che il referendum si intendesse "sui contratti" e quindi anche su quelli Aeranti-Corallo (radio-tv locali) e Aran (uffici stampa). Ma quando si sono allontanati, altri due importanti esponenti della maggioranza (Enrico Ferri e Gabriele Cescutti) si sono avvicinati alla stessa presidenza. Cosa sia successo è solo un'ipotesi. Fatto sta che dal testo della mozione, approvata per acclamazione è sparito ogni riferimento al contratto Aeranti-Corallo e a quello Aran. E' restato solo il riferimento al contratto Fnsi-Fieg. E' stata dunque esclusa la possibilità di pronunciamento per i meno garantiti e meno retribuiti colleghi del contestato contratto Aeranti-Corallo e per quelli degli uffici stampa. Bel colpo di mano.

Ecco la versione approvata con 260 sì, 8 no e 24 astenuti. "Il XXV Congresso Nazionale della Stampa Italiana, riunito a Castellaneta Marina dal 26 al 30 novembre, in vista e nell’auspicio di una rapida e concreta soluzione della vertenza contrattuale, chiede che l’ipotesi di accordo sul contratto di lavoro con la Fieg sia sottoposta a referendum all’interno della categoria con modalità stabilite dalla Giunta Esecutiva e dal Consiglio Nazionale".

Dunque, stando a quanto approvato, si voterà prima della firma definitiva. Ma sarà proprio la giunta a stabilire le modalità di indizione e votazione, dunque - visto quanto accaduto durante la discussione sulla mozione - vale la pena di tenere la guardia alta. Ma che senso avrebbe esprimere il voto su un contratto già firmato e immodificabile? L'unico risultato sarebbe, in caso di esito negativo, una rovinosa sfiducia per il vertice della Fnsi che dovrebbe trarne le conseguenze e dimettersi. Ma gli effetti di un cattivo contratto resterebbero a carico della categoria.

Statuto da cambiare, Congresso straordinario

E poi: l'impegno a indire il referendum vale solo per questo contratto o diverrà regola statutaria? In questo secondo caso, la giunta esecutiva potrà infatti fissare le modalità della consultazione, ma la previsione del referendum dovrà essere inserita nello Statuto e approvata dal Congresso straordinario che sarà convocato tra alcuni mesi, per impegno assunto ancora dai delegati riuniti a Castellaneta. Tra alcuni mesi: dunque prima o dopo la conclusione della vertenza contrattuale? Pare comunque che siano state ascoltate le voci che da anni chiedono profonde modifiche allo statuto Fnsi per rendere più democratica e inclusiva la stessa Federazione.

 Su questo, dobbiamo ricordare che Senza Bavaglio lotta da almeno tre anni per una vasta revisione dello Statuto che preveda il referendum sull'ipotesi di contratto e quindi prima che sia firmato l'accordo contrattuale; che introduca l'Organismo di Base dei Freelance; che elimini la raccolta di firme necessarie per la presentazione delle liste; che imponga un secco limite ai mandati delle cariche esecutive in tutti gli organismi di categoria; che preveda una netta distinzione tra politica e giornalismo con la sospensione dal sindacato di chi occupa incarichi politici, elettivi e non; che preveda l'ineleggibilità di chi è stato giudicato colpevole di reati finanziari, contro il patrimonio e la pubblica amministrazione. Non si tratta di fare crociate, ma di rendere il sindacato più pulito e trasparente e, in definitiva, più autorevole agli occhi dei suoi interlocutori. Il tutto, con l'obiettivo di indurre molti più colleghi ad iscriversi al sindacato e a partecipare ai momenti di confronto e votazione.

Ma non possiamo dimenticare che già nel 2005, il Congresso straordinario convocato per approvare proprio l'indizione del referendum sul contratto, fallì per l'opposizione alla consultazione della stessa maggioranza e segnatamente di alcune Associazioni per un sindacato di servizio (tra cui la delegazione del Trentino Alto Adige, che, a parte due eccezioni - la sottoscritta e il collega della Rai tedesca Peter Malfentheiner -, anche questa volta ha votato contro l'ipotesi del referendum). Sarà questa la volta buona? E cosa conterrà, di davvero innovativo, democratico e inclusivo, il "pacchetto" che sarà preparato nei prossimi mesi?

Giorgia Cardini
CDR L'Adige
Senza Bavaglio


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venerdì, 30 novembre 2007

Fra resa e rilancio

In attesa di un primo bilancio sull'esito del congresso nazionale della Fnsi appena concluso, proponiamo un intervento, scritto alla vigilia del congresso, da Zenone Sovilla, consigliere nazionale uscente.

 UNA RESA O UN RILANCIO? di Zenone Sovilla


Sarebbe davvero pericoloso affrontare questo congresso nazionale della Fnsi sorvolando sui lunghi mesi che lo hanno concepito e partorito. Mesi, anzi, anni, dolorosi. È inutile e dannoso nascondere una netta evidenza: il pressing che ha condotto alla convocazione congressuale va interpretato come un arretramento dell'azione sindacale nel confronto con la controparte sul rinnovo del contratto nazionale e più in generale sull'introduzione di correttivi per arginare il degrado in atto nella professione.

I giornalisti italiani erano impegnati in una forte iniziativa di lotta cui noi di Senza Bavaglio abbiamo sempre dato il massimo sostegno in tutte le sedi istituzionali, con contributi originali che hanno favorito l'introduzione di forme creative e inedite di comunicazione durante gli scioperi. Abbiamo sempre sostenuto la linea della fermezza, di fronte a un padronato apparentemente deciso a tutto per depotenziare (se non propriamente smantellare) l'architettura contrattuale ovvero il nostro lavoro. L'abbiamo sostenuta, spesso e volentieri, anche di fronte a qualche mal di pancia all'interno della stessa maggioranza; per non parlare di quelle minoranze che in consiglio nazionale ci proponevano raffiche di inqualificabili psicodrammi sui "rischi di tenuta degli scioperi" in molte redazioni importanti.

Per parte nostra, non è mai venuta meno la convinzione che una forte mobilitazione sociale e "creativa" non può prescindere da contenuti che colpiscono direttamente gli editori, la loro linea aggressiva e il loro rifiuto di trattare con il sindacato: dunque, l'astensione dal lavoro (nelle sue varie declinazioni possibili) era e rimane il nostro principale strumento di pressione. La perdita di questa certezza (all'interno della Fnsi o nelle redazioni, non fa differenza) sarebbe un'ammissione di debolezza intrinseca e, semmai, richiederebbe uno sforzo profondo per rafforzarsi e rilanciare. Uno sforzo di analisi e di riflessione sulle modalità di comunicazione all'interno della categoria, sui legami che si sfilacciano fra colleghi giovani e navigati, fra giornali piccoli e grandi, fra gli stessi rappresentanti sindacali.

Invece, un anno fa, abbiamo assistito attoniti a comunicati di componenti sindacali di minoranza che addirittura prendevano le distanze dagli scioperi proclamati dalla segreteria; la quale, poi, ormai in piena confusione, imboccava la strada inconcludente del "compromesso" al ribasso che si è materializzata, fra l'altro, nella farsa della settimana di scioperi di Natale abortita fra gli isterismi di alcuni colleghi (quelli sempre preoccupati delle "tenute") e ridotta a qualche giorno di sciopero, giusto per non alzare bandiera bianca.

Ma nemmeno dopo questo spettacolo poco edificante si è aperta una fase propulsiva alla ricerca del rilancio dell'azione in difesa dei diritti/doveri dei giornalisti italiani al servizio di un'informazione sempre più minacciata dalle dinamiche che prendono il sopravvento alla velocità della luce nelle redazioni. No, si è preferito proseguire, formalizzandola nel protocollo precongressuale, la bassa "guerra per bande" che dovrà portare al rinnovo delle cariche nella Fnsi.

Da una segreteria convinta della necessità dell'azione di lotta, con una dozzina di scioperi alle spalle, ci si poteva aspettare qualche cosa di più: un anno fa era proprio il caso di tenere duro di fronte agli psicodrammi in sindacalese e alle redazioni "che non capiscono". Di andare avanti per la propria strada, l'unica possibile, peraltro, se davvero intendiamo ostacolare il processo degradante che investe l'essenza della nostra professione sempre più svuotata dei suoi contenuti intellettuali e critici, sempre più ridotta al passaparola o al desk apatico.

Ci serve urgentemente un'evoluzione positiva e invece è in corso un'involuzione: se qualcuno non avesse colto questo snaturamento del giornalismo, meglio aprirgli gli occhi che assecondare la sua beata distrazione tradotta in scarsa "tenuta". E se qualcuno ritiene di accontentarsi della difesa degli scatti di anzianità, vede davvero solo il dito che indica la luna. Una segreteria che vara sette giorni di sciopero o va fino in fondo o va fino in fondo. La via di mezzo è come il classico rimedio peggiore del male. Si sapeva e si si è visto bene da ciò che (non) è successo dopo il grottesco Natale 2006.

Perciò era meglio un segretario forte che si dimette dopo l'ultimo sforzo incompreso da cordate un po' troppo "realiste", di un segretario debole che porta al congresso un sindacato in crisi.

L'anno scorso i giornalisti italiani avevano finalmente mobilitato l'opinione pubblica raccogliendo anche significativi attestati di solidarietà e sostegno, il che non è poco per una categoria certamente sempre più articolata in classi (dagli abusivi/stagisti altresì detti "schiavi", ai collaboratori sottopagati e precari, al vasto magma dei redattori che con fatica tirano a campare, in su) che nelle paludi d'alta quota baronale e danarosa deve senz'altro fare i conti anche con una sua originale versione della "casta". Bene, adesso l'opinione pubblica, se non fosse sempre maledettamente distratta e manipolabile (anche a causa dei mass media), potrebbe chiedersi che fine hanno fatto i giornalisti che un anno fa (evento quasi storico) addirittura volantinavano per strada come insegnanti precari o metalmeccanici arrabbiati. Già, che fine hanno fatto? Sono spariti.

L'altro giorno me lo ha chiesto un mio vicino di casa; anzi, a dire il vero mi ha detto: "Ma voi poi, quella volta, il contratto lo aveva rinnovato, vero?". E io a spiegargli che, sai, il sindacato fa fatica, siamo una categoria sempre più frammentata, con interessi confliggenti al suo stesso interno... insomma, ci siamo incartati e ora andiamo al congresso non si sa a fare che cosa, si naviga a vista. "Beh... saranno contenti i padroni", mi ha risposto con il tono un po' incazzato di uno che sta da trent'anni otto ore al giorno dentro una fabbrica di motori.

Già, i padroni. Sono mesi che nei corridoi delle redazioni si vocifera delle loro aspettative: pare che molti siano convinti che dopo il congresso tutto sarà più semplice, che finalmente si potrà trattare con la Fnsi e chiudere abbastanza in fretta. Chissà. Sarà che chi, nel sindacato a vari livelli, da tempo insiste sull'accordo "economico" e sul rinvio di tutto il resto sta facendo breccia? Ricordate l'ineffabile prospettiva di "accordo ponte" sulla sola parte economica che un paio d'anni fa aveva sedotto molti colleghi delle minoranze? Ricordate il simpatico documento contrario agli scioperi di un anno fa? Ricordate gli stati generali della primavera scorsa e l'ennesimo orientamento verso una marcia a doppia velocità lasciando gli spinosi nodi normativi (freelance, precari e dintorni, giusto per menzionarne i principali) a una fase proiettata in un futuro ipotetico e indefinito?
Beh, in fondo se qualcuno, sull'altro fronte, si è fatto qualche aspettativa, non mi pare stia solo fantasticando...

Per anni Senza Bavaglio, dopo l'ultimo congresso, ha chiesto che la Fnsi desse corso alle decisioni prese (come l'istituzione al suo interno di un'affiliazione sindacale propria dei freelance, meglio nota agli annali come "organismo di base") o ai proclami programmatici (come la priorità alla lotta al precariato nelle sue varie forme, compreso lo sfruttamento dei giovani colleghi che spesso sottrae loro una parte del diritto/dovere all'alfabetizzazione professionale prima di esser gettati nella mischia). La questione dei freelance, in particolare, è dirompente perché il rovescio della medaglia di una seria tutela delle prerogative professionali dei collaboratori è una maggiore garanzia dei contrattualizzati dentro le redazioni (a loro volta, anche se non sempre ne sono consapevoli, vengono danneggiati dalla crescita di un sottobosco malpagato, ricattabile, con prospettive economiche e previdenziali a rischio, che fa comodo solo agli editori più aggressivi).

La Fnsi, con le sue cerimoniose spaccature intestine e i suoi riti melodrammatici, non ha saputo assolvere questi impegni; una negligenza tutta politica dei cui effetti negativi probabilmente non ci si è nemmeno resi conto: troppo impegnati a "governare" l'insostenibile danza delle pavoneggianti primedonne correntizie.
Ora vedremo se anche un altro nodo ormai "storico", il referendum sulle intese contrattuali, finirà congelato nella lunga lista di attesa legata all'improbabile sorgere del sol dell'avvenir mentre sul sindacato cala inesorabile il tramonto.

Passata questa lunga volata della corsa agli incarichi, fin qui risultata in un anno di paralisi della lotta sindacale, quale strada imboccheranno i nostri eroi di fronte al contratto e alla crisi dell'informazione di qualità? Sarà forse la strada temuta da quel collaboratore che scrive pezzi tutti i giorni (compresa la domenica) e porta a casa 700 euro lordi al mese: parare sùbito il didietro ai garantiti e lasciare agli sfigati le promesse del sol dell'avvenir. Può essere. Però, significherebbe la resa davanti alle forze che dell'informazione teorizzano e alimentano un degrado che oggi colpisce alcuni e domani tutti.

C'è da augurarsi che il congresso della Fnsi sappia respingere eventuali pulsioni sbrigative e riesca, al contrario, a gettare le basi per una ricostruzione più solida dell'azione sindacale, per un rilancio in grado di accomunare tutti i soggetti che subiscono l'offensiva della controparte. Senza mai dimenticare che la nostra lotta si riflette sul diritto dei cittadini a un'informazione libera e profonda, cioè sul tenore della democrazia nel nostro Paese.

Scegliere oggi una scorciatoia che rinvia le emergenze sarebbe come avviarsi inconsapevolmente verso il declino, il tramonto. Una vera sciagura, per gli interessi generali. D'altra parte, c'è sempre, anche nei luoghi più insospettabili, qualcuno che ama godersi il calar del sole.

 


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martedì, 30 ottobre 2007

Lucia Zambelli delegata di Senza Bavaglio al congresso Fnsi

Lucia ZambelliLucia Zambelli sarà la delegata di Senza Bavaglio al congresso Fnsi in programma in Puglia alla fine di novembre. E' un risultato importantissimo per una componente nata da poco tempo in Toscana e che per la prima volta ha affrontato una competizione elettorale.

Senza Bavaglio ha ottenuto 27 voti nella categoria professionali e sette in quella collaboratori. Lucia, che lavora all'Agenzia di informazione della giunta regionale, ha ottenuto 18 voti di preferenza. Gli altri due candidati, Stefano tesi e Lorenzo Guadagnucci, hanno ottenuto entrambi 14 preferenze.  Nella categoria collaboratori Senza Bavaglio non ha ottenuto delegati.

Complimenti a Lucia e grazie ai colleghi che hanno votato la lista e si sono impegnati per il suo successo. Per Senza Bavaglio Toscana la partecipazione al congresso nazionale è il primo importante passo all'interno delle strutture sindacali e un forte incoraggiamento a proseguire il lavoro di apertura e rinnovamento del sindacato.


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sabato, 27 ottobre 2007

Andrea Semplici: La giusta distanza. Lettera ai colleghi

Andrea Semplici, freelance di lungo corso, scrive questa lettera ai colleghi. Lo ringraziamo per le osservazioni e per l'incoraggiamento.
 
LA GIUSTA DISTANZA
Una lettera ai colleghi
 
Sono passati molti anni da quando, sotto la sua casa, al Vomero, a Napoli, Giancarlo Siani fu ucciso da uomini della camorra. Giancarlo aveva 26 anni ed era un giornalista 'abusivo'. Bravo, ma 'abusivo', come si chiamavano venti anni fa i precari. A quel tempo non c'era altra strada per entrare in un giornale: lavorare, a volte per anni, come abusivo per poi sperare di essere assunto. Giancarlo era bravo a tal punto di avere in tasca la promessa dell'assunzione e da dare molto fastidio alle cosche di Torre Annunziata.

Non so quanti allora notarono che quel giovane giornalista non avrebbe potuto entrare nella redazione con la quale collaborava. Non so quanti ricordino la sua storia. Non so quanto fosse pagato 'a pezzo'. Vorrei che non ne fosse smarrita la memoria. E volevo ricordarmi di lui ora che mi si chiedono poche righe sulle elezioni sindacali.

 So che da allora, ed era il 1985, non è stato fatto un solo passo in avanti nella politica sindacale verso gli 'abusivi'. Ho lavorato per qualche anno dentro alcuni giornali e alcune riviste. Ho cambiato quattro giornali e tre città nella mia carriera professionale. Giornali e città diversissimi fra loro. Ma, in nessuna di queste realtà, ho mai visto un comitato di redazione prendersi a cuore della situazione di chi ne stava fuori. Eppure questi 'collaboratori esterni' (definizione più gentile di precario), dai più sconosciuti corrispondenti da qualche provincia profonda a coloro che erano collaboratori più abituali, sono sempre stati uno dei pilastri sui quali si costruiva il giornale. Ma chi lo avrebbe ammesso? Chi avrebbe preteso per loro compensi che non fossero insultanti? Chi avrebbe riconosciuto il loro lavoro? E, soprattutto, chi li avrebbe difesi in caso di conflitto con direttore o editore del giornale?

 Da molti anni, prima subendo la mia disoccupazione, poi quasi convinto di essere un freelance, sono fuori dai giornali. Le riviste alle quali collaboro (anche quelle con le quali il rapporto appariva più solido) sono cambiate spesso: bastava che se ne andasse il direttore perché anche i collaboratori saltassero. E non ho mai visto un sindacato difendere la posizione dei collaboratori. Non ho mai visto un comitato di redazione pretendere compensi appena decenti e tempi certi di pagamento per gli 'abusivi'. Eppure, a sfogliare quelle riviste, ci si rende subito conto che sono fatte, per più della metà delle loro pagine, da collaboratori esterni. Non è ci è voluto molto tempo per perdere fiducia in un sindacato attento solo a difendere gli straordinari o le festività dei giornalisti occupati. Diritti che chi sta fuori da un redazione nemmeno osa pensare.

 Ora, anche se mi sembra quasi sciocco, ho ripensato alla bravura e alla morte di Giancarlo Siani. E continuo a chiedermi, un po' assurdamente, quanto fosse il compenso per quell'articolo che gli costò la condanna della camorra.

 Ecco, sogno un sindacato trasparente, pulito, capace di considerare colleghi chiunque contribuisca a fare un giornale, capace di non dimenticare, di non arroccarsi su se stesso, capace di rivendicare diritti anche per gli 'abusivi'che sono diventati 'precari' e per chi vuole continuare a fare il 'freelance' con la pretesa assurda che il valore del suo lavoro sia riconosciuto.

 In questi giorni è uscito un bel film. Si chiama 'La giusta distanza',  che è quella che un giornalista, ad ascoltare uno scafato redattore, deve tenere fra sé e la notizia. Il ragazzo che ascolta questo consiglio è un bravo, giovanissimo giornalista (o dovrei dire: aspirante giornalista?) che sta per entrare nel mondo degli 'abusivi'. Giusta distanza, un corno. Questo mestiere richiede passione e consapevolezza del proprio ruolo. E' troppo chiedere che un sindacato sia all'altezza del mestiere che molti dei suoi iscritti fanno con dignità?

 Questa volta il mio disinteresse verso il sindacato dei giornalisti (non sono più iscritto da anni) è stato scalfito dalle posizioni di questo gruppo di giornalisti che ha voluto chiamarsi Senza Bavaglio. E' indubbio: gioca anche l'amicizia personale con molte delle persone che ne fanno parte, ma, per la prima volta, non mi è arrivata (ed arrivava regolarmente solo a ogni tornata elettorale) la telefonata di un collega che mi chiedeva un voto senza spiegarmi perché, ma ho sentito la voce di colleghi con il posto garantito spendersi, senza retorica, per chi sta fuori dalla porta della redazione. Non è poco. Non mi è apparso poco.  


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mercoledì, 24 ottobre 2007

Lorenzo Guadagnucci: un asse fra contrattualizzati, freelance e precari

Lorenzo Guadagnucci (sulla scheda Pancioli Guadagnucci) risponde a tre domande sul suo impegno sindacale con Senza bavaglio

Che cosa ti ha spinto a impegnarti nel sindacato e in particolare in Senza Bavaglio?

Mi sono iscritto al sindacato solo pochi mesi fa, convinto dall'impegno proLorenzo Pancioli Guadagnuccifuso in questi anni da un paio di amici e colleghi proprio con Senza Bavaglio, in Lombardia e in Trentino. Il sindacato dei giornalisti, per come l'ho conosciuto, non mi ha mai convinto fino in fondo, ma ho sempre provato un po' di disagio per la mia totale inattività. Alla fine mi sono convinto e ho pensato di mettermi all'opera con Senza Bavaglio. Credo che sia necessario, in questa fase, tornare agli elementi fondativi di ogni attviità sindacale, la tutela dei più deboli. Oggi nella nostra categoria ci sono migliaia di freelance e precari che per motivi diversi sono ai margini sia della professione sia del sindacato. Senza Bavaglio sostiene fin dall'inizio la necessità di una alleanza stretta a strategica fra i contrattualizzati da un lato, freelance e precari dall'altro. La scommessa è rinnovare il sindacato lungo quest'asse.


2) Qual e' la posta in gioco al congresso nazionale di fine novembre?

 E' forse l'ultima occasione per imprimere una svolta decisa a un sindacato che sta perdendo contatto con la fascia più giovane e più numerosa della sua base. Se anche stavolta prevarranno le solite logiche e non si comincerà un autentico e radicale rinnovamento, credo che la Fnsi aggraverà il suo declino. le seu ragioni d'essere si ridurranno ulteriormente agli occhi di una fetta sempre più grande della categoria.

3) Qual e' la prima questione che vorresti affrontare al congresso?

Vorrei che fosse varato un progetto di verifica, città per città, testata per testata, sulle condizioni di lavoro dei giornalisti, a cominciare appunto da quelli che sono contruttualmente più deboli, con l'obiettivo di porre la loro tutela al centro dell'azione sindacale.

Con un contratto scaduto da anni e la spinta che viene da molte redazioni a firmare il rinnovo purchessia, c'è il forte rischio che vengano sacrificate proprio le componenti più deboli della categoria. Credo che a quel punto l'esistenza stessa di un sindacato unitario sarebbe messa in discussione. Il congresso si troverà probabilmente di fornte a un bivio e il sindacato mostrerà qual è il suo vero volto.

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Lucia Zambelli: 'Un contratto per tutte le figure del giornalismo di oggi'

Lucia Zambelli, numero 3 nella lista di Senza bavaglio per la categoria professionali, risponde a tre domande sul suo impegno sindacale.Lucia Zambelli

1) Che cosa ti ha spinto a impegnarti nel sindacato e in particolare in Senza Bavaglio?

Riconosco di aver ‘attraversato’ questa professione in modo quantomeno un po’ anomalo: anni e anni di collaborazione selvaggia, giornalista web con contratto da metalmeccanico, e cosi’ via. Ma in venticinque anni – qualsiasi fosse in quel momento la mia situazione professionale - non mi sono mai davvero riconosciuta nel sindacato. L’ho sempre sentito così lontano dai miei reali problemi. Miei e di tantissimi altri colleghi e colleghe. Tanto che per molti anni non sono stata neppure iscritta all’Ast. L’arrivo di Senza Bavaglio è stata una boccata d’aria nuova. Leggere i programmi, conoscere le persone, mi ha fatto intuire che forse c’era ancora spazio per le persone come me. E ho accettato di candidarmi.

 
2) Qual e' la posta in gioco al congresso nazionale di fine novembre?

Mi sembra che, molto sinteticamente, in gioco ci siano la dignità e la credibilità della categoria e il futuro della nostra professione.

3) Qual e' la prima questione che vorresti affrontare al congresso?

Il contratto. Ma un contratto che tenga realmente conto di tutte le figure e professionalità del giornalismo oggi. Un sindacato può chiamarsi tale solo se rappresenta e tutela davvero le esigenze di tutte le sue componenti.


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